“I vecchi alberi sono punti di riferimento per l’intera foresta: sono biblioteche viventi di storia, saggezza della terra e vita del popolo vegetale. Conoscono le segrete relazioni con i diversi mondi: quello vivente, sopra e sotto la terra; quello inerte dell’aria e della luce; quello sotterraneo superficiale delle sostanze umifere e quello ipogeo profondo dei minerali. Mi viene da piangere se penso alle devastazioni, alle distese di grossi tronchi abbattuti dalle motoseghe, ai massacri di piante mature che mi è capitato di vedere in certi boschi gestiti”.
Io non sapevo che in Italia ogni anno muoiono sei, dico sei, persone uccise dalle vacche al pascolo e zero, sottolineo zero, sbranate dai lupi. Che le mucche non fossero animali così buoni e mansueti ne avevo una mezza certezza (vedi alla voce “Ricordi d’infanzia”, capitolo “Anni 3”: quella bestiolona che mi viene contro, un po’ troppo contro, mentre mammina sorridente mi scatta una foto in Pian Cansiglio, io disperata in fuga).
Non sapevo nemmeno che in assenza del Viagra gli eschimesi sfruttano le proprietà afrodisiache di un fungo velenoso facendolo prima mangiare alle renne e bevendone poi l’urina. Ne deriva che:
1. Effettivamente ognuno si arrangia con quel che ha.
2. Cosa non si fa per una scopata (in tutta la mia eleganza linguistica).
E poi naturalmente i licheni che succhiano sostanze nutrienti dalle rocce, i camosci che sfidano la forza di gravità e i cervi che mentre combattono non si fanno mezzo graffio, nel totale rispetto dell’avversario e della fatica che ha fatto per crescere così tanto e bene.
Oltre a questo ovviamente c’è stato molto altro, ma lo spoiler di un libro non è mai gradito, o no?
Grazie Giancarlo Ferron per l’incontenibile entusiasmo e la valanga di informazioni estremamente interessanti che mercoledì scorso ci hai trasmesso: è stato davvero coinvolgente ed emozionante ascoltarti in Ferramenta Livenza e leggere le tue parole ne “Il ritorno del bosco”.
Un racconto di Benvenuto (Nino) Marcon, a cura di Sergio Marcon.
La mia recensione striminzita: se toccasse a me, sarei in grado di sopravvivere? Sarei capace di affrontare guerra e prigionia e uscirne viva? Avrei la forza di resistere a fame, freddo, dolore, fatica, paura? È umanamente concepibile e accettabile tutto questo?
La mia recensione striminzita: di bestie e di bestiame, di asini e di camosci. Un secondo per favore, un secondino soltanto, ho bisogno di un’ora d’aria. Maestrale, magistrale.