Di cronaca in cronaca

Sarebbe bello fosse soltanto rosa e bianca, ma tant’è.

Se la cronaca fosse soltanto rosa, o tutt’al più bianca, passeremmo dall’intrattenimento leggero alla divulgazione dei fatti generali, senza sostare sulla nera, intrisa di crimini e omicidi, evitando perciò anche il nastro giallo, che delimita il fu campo d’azione della delinquenza e il rosso, a sostengo della solidarietà alle donne, vittime incessanti di femminicidi all over the word.

Di violenza sulle donne, di patriarcato, di cultura, di storia e sociologia abbiamo parlato venerdì scorso con l’autrice Rossella Menegato, che nel suo curatissimo libro “Cronache di una casa chiusa” racconta della vita nelle case di tolleranza durante fascismo e Seconda Guerra Mondiale, e ragionavamo che a distanza di settant’anni qualcosa è stato migliorato, ma c’è ancora molto da fare. Partendo dall’educazione, prima di tutto. Educazione al rispetto dell’essere umano.

Scrive Rossella: “Chiusa, fra queste mura, vedo il mondo a fettine. Strisce di umanità, di cielo, di prati, di alberi, di animali. Strisce di sole accecante o pioggia battente. Strisce. Come il mio cuore totalmente ricoperto da bende per ogni ferita inflitta, dolore ricevuto, promessa mancata. Strisce diventate con il tempo impermeabili che mi permettono quindi di sopravvivere.”

Ci vediamo mercoledì 3 dicembre alle 18.00, sempre in Ferramenta Livenza, con Tiziana Agostini e il suo “Costruire la parità” per continuare il dibattito.

Vi aspetto, ingresso aperto a tutti e tutte 👓

Altro che Narnia

Le cronache, quelle vere.

Intanto vi dico che l’ho già letto, questo libro che di letti ne contiene tanti, anche troppi. E poi vi suggerisco con fervore di fare altrettanto, semplicemente perché ci sono delle cose che vanno sapute e queste vanno, eccome se vanno.

Nel mentre, vi aspetto all’incontro che faremo settimana prossima in Ferramenta Livenza, in concomitanza con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre, per confrontarci su storia e attualità, partendo dal romanzo di Rossella Menegato.

Infine, tra le numerose e illuminanti informazioni che ho appreso leggendolo, ho scoperto che per la guerra (la Seconda Guerra Mondiale) partivano anche le prostituite, regolarmente abilitate al meretricio militare, perché le necessità delle truppe andavano tutelate, i bisogni e gli impulsi degli uomini andavano gestiti, con il fine ultimo di evitare stupri con le donne del luogo e omosessualità.

Sì insomma: abili e arruolate. Io che pensavo ci fossero soltanto le Crocerossine, e invece.

E invece di uomini deplorevoli sempre pieno è il mondo, anche (o a questo punto soprattutto) nello sfacelo totale delle guerra, dove la vicinanza con la morte dovrebbe mostrarti il valore della vita, dove dovresti pensare a sopravvivere e non a svuotarti dentro a qualcun altro.

Sospiro. Vi aspetto venerdì, ci conto.

👓

Io ti respiro

C’è un luogo chiamato abbraccio
dove finiamo e iniziamo insieme,
dove non distinguo più chi sono io o chi sei tu.
Siamo braccia che si intrecciano,
corpi che si respirano,
frequenze che si sintonizzano.

C’è un luogo chiamato abbraccio
dove lasciamo alle spalle le storie
e la frenesia della giornata,
i tuoi riccioli sul mio petto,
sai di caramello e bolle blu.

C’è un luogo chiamato abbraccio
dove tu sei il mio respiro,
la mia resa, il mio sollievo
e null’altro conta più.

A Luna e Edoardo, i miei bambini, il mio respiro.