“Per me una città sono le sue librerie. Quante ce ne sono, come sono, se sono indipendenti o di catena, se riescono a organizzare qualcosa di diverso dalla solita presentazione che ormai si filano in pochi […] le librerie, per me presidi di umanità.”
“Sulle panchine, ai caffè, vedo più gente a leggere che alle prese con gli smartphone, non è cosa di cui vergognarsi in pubblico.”
“Le librerie, odore di altri tempi, eleganza che resiste.”
in compagnia di Alessandro Barbaglia e Odette Copat.
Già che sulla soglia m’imbatto in Odette Copat è cosa che promette molto bene perché proprio non sapevo fosse lei la moderatrice dell’incontro; baci e abbracci a profusione, ma guarda un po’ che bella sorpresa.
Poi entro in sala Canevon e trovo diecimila ragazzini, per una volta non dotati di smartphone ma superdotati di libro, e che libro: Scusa ma resto quidi Alessandro Barbaglia, una storia epistolare a colpi di WhatsApp che suscita lacrime e risate, smuove quesiti e pretende risposte.
Dopo di che si inizia: la presentazione è diretta e sincera, nel senso che Barbaglia ha un’empatia immediata e assoluta che può essere solo spontanea, per niente costruita. Beato lui e bravo lui, io con gli adolescenti sono piuttosto negata.
Comunque: il romanzo prende, emoziona, fa riflettere. Comprato, non ancora letto, in scalpitante attesa sul comodino. Talmente in linea con il mio mood che ho pure lo smalto in tinta copertina. Che stile, eh?
Infine, la foto di rito: da sinistra a destra, la scrittrice Odette Copat, il vice sindaco di Brugnera Silvia Piovesana, lo scrittore Alessandro Barbaglia, la Secchiona cioè io, la curatrice di Pordenonelegge Valentina Gasparet.
Che poi non è un gioco e nemmeno un lavoro, magari lo fosse, è più che altro il mio progetto creativo senza compromessi post ufficio e post famiglia, a volte anche durante tutto ciò, lo ammetto, che mi rende felice felice.
In sintesi sto parlando di questo blog: in bene e in male (più in bene però, dai) acqua del mio mulino. Che, come tale, a volte prende percorsi inaspettati, arrivando in luoghi nuovi: in questi giorni sono sbarcata a Udine dove, grazie alla beneficienza (è davvero il caso di dirlo) di Bottega Errante Edizioni (per gli amici BEE), sono poi giunta in Romania.
Insomma, fiduciosi della mia attività di blogger, mi hanno regalato il libro “Non è il paese di Dracula” di Paolo Ciampi, per sapere cosa ne penso.
La mia espressione gioiosa…
…grazie al mio primo vero libro staffetta.
LA SODDISFAZIONE CHE HO NEL CUORE: OTTENERE LA FIDUCIA DI UNA CASA EDITRICE CHE NON MI CONOSCE DI PERSONA MA CHE RICONSOCE IL MIO IMPEGNO CON I LIBRI.
Sono molto felice di questa cosa, molto orgogliosona di me che sono partita da zero e qualche passo lo sto facendo e molto, molto grata a chi mi sta aiutando in questo percorso fra le pagine di saggi e romanzi: è vero, verissimo, che i risultati migliori si ottengono in squadra… come quando si gioca in staffetta.
Anche se poi, alla fin fine, proprio un gioco non è. PASSIONE VERA, ecco cos’è.
Questa cosa che la divina Demi Moore non assomigli più alla divina Demi Moore mi fa un po’ strano.
Non credo, perché è evidente, che i fattori di maggior cambiamento siano stati il tempo o la vita: inesorabili, imprevedibili, democratici. Il contributo più importante è arrivato da un’altra fonte: quella dell’eterna giovinezza chirurgica.
E mi chiedo il perché.
Forse perché varcati i sessanta, se vuoi continuare a lavorare, in barba al più che dimostrato talento, devi comunque attenerti a certi standard estetici hollywodiani?
Perché le vicissitudini della vita ti hanno minato l’autostima?
Perché è solo questione di vanità e di mezzi con cui assecondarla?
Perché nonostante tutto, non ti basti mai?
Perché hai problemi mentali che curi dal medico sbagliato?
Perché ti senti sempre sconfitta dal confronto?
A me questa cosa che la divina Demi Moore non assomigli più alla divina Demi Moore mi fa anche un po’ paura, perché se è successo a lei che è davvero Moore, cosa potrebbe succedere a una normalissima Less?